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Carnevali Lucani

Rete dei Carnevali e Maschere della Lucania

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Carnevale di Teana

La manifestazione, come ogni anno, inizia intorno alle 10:30 con la vestizione delle maschere e l’uscita del corteo, prosegue, tra balli, canti e le tradizionali scenette all’interno del centro storico dove sono allestiti degli stand enogastronomici basati su prodotti della tradizione lucana e in particolare Teanese come prodotti stagionali, pane zafaran e gov (pane farcito con frittata di uova e peperoni) e i Raskatiell d Miskiglij.

Si continua fino alle 19:30 quando si raggiunge Piazza Alessandro Volta – Largo Chianuro e dove viene messa in scena una vera e propria rappresentazione sarcastico-teatrale, il Processo a Carnuluvar dove quest’ultimo viene condannato a morte e riportato alla natura da L’Urs che lo trascina nei boschi.

Al termine del Processo, alle 20:30 circa, continuando con la stessa armonia che caratterizza la giornata, si prosegue con la Sagra dei Maccarun cà Millic, piatto tipico del Carnevale.

Le maschere e la loro composizione

Il Carnevale Teanese è la rappresentazione, in chiave ironica, della vita del paese e dei suoi abitanti ed è al tempo stesso l’uomo che nasce dalla natura ed a essa ritorna. In questa sarcastica sfilata vengono rappresentate e allo stesso tempo derise le varie forme di potere: la Chiesa (con il prete e i sacrestani), la Legge (con il giudice e gli avvocati), per passare all’Ordine Pubblico, attraverso le guardie che non riescono a trattenere le figure simbolo del carnevale teanese: L’Urs e Carnuluvar.

I vari personaggi sono intrisi di significato allegorico e metaforico: il Pezzente, rappresenta la povertà e l’umiltà; il Portafortuna, scherzosamente, legge il destino dei passanti tramite dei proverbi locali; L’Urs è una figura demoniaca, agitata e sfuggente; rappresenta l’anello di congiunzione fra l’uomo e la natura.

Questo viene messo in evidenza dal fatto che spesso viaggia a braccetto con Carnuluvar, che rappresenta tutti i vizi dell’uomo, ingordo, ubriacone e indebitato. È l’uomo per il quale si organizza lo spettacolo, colui al quale bisogna fare la festa.

La manifestazione si conclude con una vera e propria rappresentazione sarcastico-teatrale, il Processo, al termine del quale Carnuluvar viene condannato a morte.

L’URS

Rappresenta la natura selvaggia, un connubio tra Uomo e Natura. Si nasconde nei boschi e torna nel paese solo nel periodo di carnevale. Si narra che, gli sposi che non riuscivano ad avere figli facevano entrare l’Urs nella camera da letto come segno di buon auspicio.

È un costume di pelle di caprone, adeguatamente lavorata, stagionata e cucita artigianalmente; adornata con 3 campanacci, 2 piccole e 1 media, sorretti da un’imbracatura di catene che si prolungano dal dorso per consentire la presa de l’Urs da parte delle guardie.

Sul lato posteriore, è sorretta dalla stessa imbracatura “á camastr”. Parte integrante di questo costume è “u munnul” (un bastone con uno straccio che veniva usato dalle donne per stemperare il forno e purificarlo dalla cenere) che viene impugnato dalla maschera, bagnato nelle fontanelle e lanciato contro i passanti come segno di purificazione.

CARNULUVAR

È per lui che si organizza lo spettacolo. Deriso da tutti, rappresenta i vizi dell’uomo, ingordo, ubriacone indebitato; in testa porta un cappello di paglia “a paghjiett”, il volto coperto da una maschera di iuta, indossa abiti di velluto (pantalone, giacca e gilet) e una camicia di cotone bianca che copre un grosso pancione che ne ostacola i movimenti, al collo porta “u sauzizz” che ha rubato e mangiato nelle case del paese, impugna un bastone con in alto legata una bottiglia di vino dalla quale si disseta durante la sfilata. Legato con funi viene trascinato dalle guardie.

Durante l’allegra processione cade a terra ripetute volte. Alcune leggende narrano, che le cadute di Carnevale simboleggiano le cadute di Gesù durante la processione del venerdì santo. Come Gesù anche lui sa che alla fine dello “spettacolo” verrà condannato a morte.

QUAREMM

Moglie di Carnevale. Porta sul capo un fazzoletto e uno scialle nero, camicia bianca, gonna nera e calze di lana grezza. Raffigura la quaresima. Piange, si dispera perché perderà il marito e toccherà a lei pagare i debiti di Carnevale. Porta con sè un fuso e la lana che filerà durante tutta la mascherata. Il fuso rappresenta la vita, la lana avvolta in un gomitolo il tempo che passa.

FAMIGLIA CARNULUVAR

Composta da sei figlie femmine Anna, Susanna Rebecca e Ribanna, Cecilia, Sabbetta e solo un figlio maschio “Taramanno”. Vestiti con abiti di fortuna che richiamano l’antichità delle maschere. (Vesti lunghe, calze grezze, gonne larghe, camicette e giacchette di lana sottile, scarponi – Abiti di velluto scuri, cappello che richiamano lo stile del padre).

U PREV’T E I CHIRICHETT

Un Prete e il suo fedele “chirichetto”, durante la mascherata benediranno gli sposi e tutte le persone che incontreranno per strada. A fine giornata, dopo canti e balli daranno l’estrema unzione al povero Carnevale ormai condannato a morte. Vestiti con abiti clericali, bibbia e l’acqua santiera.

U MIEDIC

Vestito con abiti eleganti e soprabito. Impugna la valigetta con gli attrezzi del mestiere. Seguito da due infermieri vestiti di bianco e una valigetta di pronto intervento.
Sono sempre allerta per soccorrere Carnevale, quando cade a terra e si sente male, per aver mangiato e bevuto troppo.

LA LEGGE

Forza esecutrice del processo a carnevale:
Composta dal giudice; colui che condanna a morte Carnevale, con la “Cioccola”, che verrà usata durante il processo per zittire la gente.
L’avvocato d’accusa, che accuserà Carnevale di aver bevuto e mangiato a crepapelle nelle case del paese con un’arringa dalle futili argomentazioni.
L’avvocato di difesa che cercherà in tutti i modi di scagionarlo, portando esempi riferiti a fatti più gravi avvenuti durante l’anno trascorso nella comunità.

Vestiti tipici di questi ruoli sono quelli di uso comune all’interno di una corte.

LE GUARDIE

Rappresentano l’ordine pubblico con finti fucili di legno e maschere di pelle. Indossano divise di colore verde (giacca, pantalone e cravatta), camicie verdi o nere e scarponi.
Per tutto il giorno due di loro hanno il compito di tenere incatenato Carnevale, che a fine giornata sarà fucilato. Gli altri due, invece, cercano invano di trattenere l’Urs che con la sua forza selvaggia scappa spaventando vecchi e bambini.

Gli SPOSI

Con la loro unione simboleggiando l’inizio di una nuova vita. Vanno a braccetto. Ballano come una vera coppia nel giorno del matrimonio, girano qua e là tra i partecipanti della mascherata portando allegria e invitando tutti a ballare. Il vestito della Sposa, rigorosamente bianco, una parrucca cucina al velo e un bouquet realizzato ogni anno con spezie tipiche del luogo (rosmarino, origano, peperoncino). Il vestito dello Sposo è scuro ed elegante, indossa un cappello.

I CUMBAR

Testimoni di nozze degli sposi, li accompagnano durante tutta la sfilata tra balli e festeggiamenti. Indossano vestiti più eleganti rispetto agli altri.

U P’ZZENT

Rappresenta l’uomo povero.
Porta un pastrano e un cappello nero, a tracolla un sacco “à vertul” dove mette le offerte culinarie. È il capofila della mascherata è lui ad indicare il percorso. Bussa alle porte con la “Cioccola”, Le maschere di Teana non parlano per non farsi riconoscere, ma lui è l’unica Maschera, che camuffando la voce, ha il privilegio di pronunciare un’unica parola “U Zizz”.

Una vecchia credenza dice che i morti bussano alle porte delle case, e il pezzente è proprio la figura che fa da tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Bussando alle porte tutti gli danno da bere e da mangiare. Questo gesto viene considerato dagli anziani come un’indulgenza per l’aldilà.

U PORTAFURTUN

Offre la fortuna alla gente in cambio di qualche dono, che un tempo erano pietanze tipiche come uova e salsicce, mentre oggi qualche moneta. Porta un mantello nero, maschera di pelle e una gabbietta fatta con rami di salice intrecciato a fili di metallo con dentro due colombe. Sulla parte superiore della gabbia due corna di Caprone.

Di fianco la gabbietta si trova un piccolo cestino con dei bigliettini su cui c’è scritta la fortuna del cliente, proverbi antichi scritti in dialetto.

Le colombe simboleggiano il messaggio che arriva dalla Natura per prevedere il destino di chi prede il biglietto. Questa maschera non ha una postazione precisa, ma è libera di vagare per l’allegro corteo disordinato ed entrare nelle case, perché le maschere sono considerate di buon auspicio e nessuno osa cacciarle via.

IL POPOLO

Composto da un numero variabile di persone, che indossano prevalentemente abiti di fortuna che ritraggono figure femminili. Durante il processo incitano la corte a condannare a morte Carnevale, che durante l’anno ha approfittato della loro bontà.


Periodo di svolgimento della manifestazione

Preparazione vestiti delle maschere nelle due settimane precedenti all’evento conclusivo.
Manifestazione intermedia: Il penultimo Sabato di Carnevale – Il Carnevale dei Piccoli.
Manifestazione conclusiva: L’ultimo Sabato di Carnevale

Oganizzatore

Pro Loco Teana

Vincenzo Salvo – Presidente +39 320 606870
Vincenzo Marino, Francesca Lagala, Maria Aloia, Carmela Lecce, Giuseppina Angrisano, Giuseppina Marino
Via San Rocco, snc – 85032 Teana (PZ)
+39 0973 032282 – +39 320 6068707
info@prolocoteana.it
www.prolocoteana.it
FB: TeanaProloco

Contatta l’organizzatore

Teana


Teana è un comune di 592 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, situato a 806 mt circa all’interno del Parco nazionale del Pollino.

Storia

Le sue origini si rifanno all’antica Magna Grecia; Il suo nome ha subito varie trasformazioni: Tugana, Tuganae, La Tegana, Teana. Ancora oggi viene chiamata dagli abitanti La Tegana, in forma dialettale. Il toponimo Teana (in greco Theanò, Θεανώ) deriverebbe dal nome della moglie di Pitagora, la leggenda vuole infatti che il paese sia stato fondato da appartenenti alla scuola pitagorica. La presenza di ruderi di una rocca testimoniano una certa importanza del luogo in epoca longobarda.

Il paese si presenta su una collina panoramica a 806 mt di altezza circondata da un paesaggio naturale ed incontaminato. L’aria salubre e fresca è molto apprezzata soprattutto nel periodo estivo. L’ospitalità della sua gente, i cibi genuini (pasta di casa, formaggi, salami, salsicce e ricette contadine tutte da scoprire) insieme all’aria buona sono gli ingredienti per una vacanza sana e rilassante.

Paese agricolo, in passato era noto per la coltura della bacca da seta e per il tessuto della ginestra. Tra i monumenti principali ricordiamo i ruderi del Castello longobardo, la Chiesa Madre, una delle più belle e grandi del circondario, dedicata alla Madonna del Carmine, la Cappella di San Cristofaro e la Cappella di Santa Maria delle Grazie. Nella parte più bassa del paese è situato il Vallone da cui Teana si rifornisce di acqua potabile.

Teana è il paese delle sculture monumentali di Marino di Teana (Teana 1920 – Périgny 2012), uno dei maggiori scultori di metallo del XX secolo; le sue opere, di rara bellezza, sono situate in diversi punti del paese così da formare un affascinante percorso scultoreo, un vero e proprio museo “a cielo aperto”: in marmo bianco di Carrara è la “Nave siderale” e in bronzo Federico II Hohenstaufen a cavallo, collocati davanti al Municipio, poi” Alba”, sistemata all’interno del centro storico, in prossimità della casa natale dell’artista e del Museo della civiltà contadina, in acciaio sono ” Omaggio a Lao-Tse” e “Omaggio al Mediterraneo”, il primo situato ai piedi della piazza principale del paese e il secondo presso il cimitero, all’ingresso del paese.

Le festività principali del paese ricadono l’8 e il 9 agosto nella festa di Sant’Antonio e della Madonna delle Grazie, in devozione della quale antiche sculture di grano, Le Gregne, vengono portate sulla testa in processione per tutto il paese. Si festeggia inoltre il Santo Patrono San Biagio a febbraio e maggio.

Patrimonio Culturale

Per quanto riguarda le tradizioni, la storia de “L’Urs e il Carnevale di Teana”, “Le Gregne” e “Il Miskiglio di Teana” è fondamentale per spiegare ancora meglio le origini del paese e la forte passione che le lega ad esso.

La Pro loco Teana, da sempre, si pone come obbiettivo la valorizzazione e la promozione di queste tradizioni, con progetti tesi a renderle un’attrazione turistica permanente, fornendo alla comunità un’opportunità di crescita e di sviluppo nel settore turistico ed agroalimentare anche destagionalizzando e rivisitando la tradizione stessa.

Enogastronomia

Tra i gustosi piatti tipici locali ci sono i “Raskatielli di Miskiglio”, nonché uno dei piatti della tradizione dell’intera area della Valle del Serrapotamo che presenta delle varianti nel “miscuglio” delle farine, nel caso di Teana sono solo due, la farina di grano e la farina di fave.

A seguito di una ricerca condotta, attraverso interviste sul campo (donne con fascia d’età dai 60 ai 100 anni) si è riusciti a risalire alla ricetta originaria e alla storia del piatto che dimostra di avere una larga base popolare ed essere ancorata allo specifico contesto culturale, fino alla registrazione del marchio PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), un importante traguardo raggiunto grazie all’impegno della Pro Loco; ottimi sono anche i “Maccarun cà Mullic”, un’altra prelibata tipologia di pasta casereccia.

A completare l’intreccio di sapori e profumi: vino, salumi, porchetta, miele, formaggi, funghi e tartufi.

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