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Carnevali Lucani

Rete dei Carnevali e Maschere della Lucania

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Carnevale di Cirigliano

La sfilata del Carnevale di Cirigliano parte dal cortile antistante il cinquecentesco Castello Baronale per poi snodarsi tra le suggestive viuzze del centro storico, che nell’ora in cui scende la sera saranno illuminate dalla luce delle fiaccole e rallegrate dal baccano e dalla festosità del corteo di Carnevale.

Davanti a tutti sfila Pulcinella con il suo campanaccio e con un grosso corno, che insieme ad un alto copricapo a cono, caratterizzano il personaggio nel nostro carnevale.

Seguono le 4 Stagioni: impersonate da 4 adolescenti che recitano un breve copione in versi. Capodanno apre il corteo dei mesi, egli infatti è il capo di tutti i mesi e cercherà di far valere la sua autorità anche con Pulcinella, dando vita ad un gustoso siparietto.

Al suo fianco sfila Gennaio e dietro, disposti in fila per due, sfilano gli altri mesi, Dicembre non è accoppiato con nessuno ma è accompagnato dal gruppo folk, questo mese infatti ha il compito di aprire le danze alla fine di ogni recita.

Chiude la sfilata un atipico e grottesco corteo funebre, dove un giovane molto esile, vestito elegante, con il volto imbiancato e con un pezzo di salsiccia fra le mani rappresenta Carnevale morto: il defunto è trasportato su una “fazzator” (tinozza in legno a forma di bara in cui un tempo si “spelava” il maiale) da 4 loschi figuri spesso recanti sulle loro vesti monocrome le insegne del vino che non sarà mai rifiutato durante tutta la sfilata.

Il sarcastico rito funebre è officiato da un altrettanto sarcastico sacerdote che benedice la folla con acqua della fontana della piazza, lo assistono 2 chierichetti che portano l’acqua per le aspersioni ed un finto messale dal quale il prete recita finti salmi funebri in dialetto.

Quaremma, la vedova vestita a lutto è impersonata da un uomo mascherato da anziana signora, che porta un cesto contenente corone di aglio e “serte” di peperoni. Ella piange il defunto con urla strazianti e frasi in dialetto che ricordano il marito, descrivendolo come un ubriacone, poco di buono.

Le maschere e la loro composizione

Il carnevale ciriglianese risale agli anni 1740-1750. Si tratta di strofe scritte da un certo Giambattista Montano, il quale proveniva da Lauria (PZ) e giunse a Cirigliano per motivi di lavoro. Era un muratore ed era solito esibirsi nel recitare poesie, così vennero fuori le recite dei mesi dell’anno. Giambattista si stabilì a Cirigliano e sposò una ciriglianese: Giovanna D’ambrosio da cui ebbe un figlio di nome Matteo.

Questi si sposò due volte: la prima moglie si chiamava Margherita Pica ed ebbero tre figli. La seconda moglie si chiamava, anche lei, Margherita: Pasciucco Margherita. Dal secondo matrimonio nacquero Giuseppe, Giambattista e Francesco. Furono proprio i fratelli Giuseppe e Giambattista Montano a continuare la tradizione del nonno paterno tramandando le recite dei mesi ai posteri.

Con la guerra d’Africa (1934) il Carnevale si interruppe fino al termine del secondo Conflitto Mondiale. La tradizione fu ripresa nel 1947 e la rappresentazione si tenne il 2 febbraio dopo una accurata e paziente ricerca delle recite.


CAPODANNO

Gentilissimi signori se mi date udienza incomincio a recitare.
Già le costanze alfine il tempo è già passato, dal luogo che mi lasciaste da voi non valgo più.
Io sono capodanno e capo di ogni mese, di questi mesi si va all’anno santo, un giorno mi misi a camminare ed incontrai quattro amici quattro fratelli e quattro compagni, di cui Pulcinella più capace, “(chiamando pulcinella)” Pulcinella!”(pulcinella risponde) (comandi)
Io sono Capodanno e capo di ogni mese, dammi la strenna che mi hai promesso. “(risponde pulcinella)”(Tengo un corno grande grande te lo schiaffo in testa per tutto l’anno) Dici bene alia faccia tua, esci tu Gennaio e vedi che si disse non te la porti bene ti prender o con il mio bastone.

*** GENNAIO ***

Io sono gennaio di prima entrata, vengo e porterò danni e fracassi, con le forti neve e i forti geli che ho portato, farò piangere anche i sassi. In questo mese vengono i giorni amari, farò Morire le pecore e piangere i massari. Esci tu Febbraio che sei il più corto di tutti mentre il tuo valore ancora non è.

*** FEBBRAIO ***

Non mi sfacciare tanto amico mio gennaio, bensì che san febbraio ma non lo cedo a te, bensì che corto io fossi, ma sempre gagliardo e duro ogni gelo è crudo il tempo tuo non è.
Io san febbraio ed ogni erba nasce, in questo mese nasce la viola, la pecorella pasce
E il dente si ammola. I cardellini cantano a core a core addio miei cari signori.

*** MARZO ***

Io sono marzo col mio zappullo mangio pane e pullo e sto digiuno.
Il pecoraio pecca questo mese aspetta per levarsi giacca e pellizzone.
Non vi credete della mia fermezza che io faccio le mutanze della luna, per un giorno che mi incricco faccio un massaro povero e un altro ricco, uno ne infuso e l’altro
Lo sicco, per un giorno che mi levo di buona, faccio togliere giacca e pillizzone.

*** APRILE ***

Io sono Aprile gentilissima signora la corona specchia della compagnia, gli alberi vestirò di fiori e gli uccelli canteranno in armonia.
Al mondo getterò rose e fiori.

*** MAGGIO ***

Grazie a te riverente aprile che mi hai donato il fiore, vengo a te e mi inchino viva li RE con la Regina.
Già di maggio vago il giorno con la gente che mi sta attorno,
Mi inquieta e mi infavella a gentile mia serena, tolgo dal cielo ogni aspra pena e con le rose a schiere a schiere faccio inchino a primavera.

*** GIUGNO ***

Io sono Giugno con la mia serrecchia, mieto quando, sto di cicerchia, trovo una botte e la spricecchio, dò una botta alla mia serrecchia.
“(bevendo al vino)” Alla salute della compagnia.

*** LUGLIO ***

Io sono Luglio col carro rotto e vado trovando un’ammannese, tengo una gregna di buon frutto e di buon peso è rotto il carro addio carrese. Vuttate compagni miei adesso che è tempo asciutto che poi se ne viene a piovere e perderemo tutte le spese.

*** AGOSTO ***

E l’Agosto che sono io! lo sono Agosto con soverchio ardore a Pulcinella gli ardono i Polmoni. (Risponde pulcinella “e a te le unghie dei piedi”) (riprende Agosto) Con affannose febbre, con affannose pene quell’empio del veleno si sparge per le vene.
Andate mascalzoni.

*** SETTEMBRE ***

Io son settembre, più di tutti sempre allegro me ne vado, con gli alberi pien di frutta e l’uva in quantità. Donne belle fiori avanti,
Questo mese allegro sia sulle coste dell’atlante dove si ferma il mondo stia. Si disturba e si baccana si abbrevia tutta l’ora viva bacco e viva l’amore.

*** OTTOBRE ***

Io sono Ottobre col frutto più sovrano, l’uva e il moscatello se lo mangiano tutti, poveri, ricchi e pacchiani, quando sono pieni i cancellai cominciano a parlare chi tedesco e chi italiano, risponde il fucile come un grosso cannone, alla faccia dei medici e dei dottori.

*** NOVEMBRE ***

Dagli ulivi in quantità fan corona a me Novembre che i semi di tal piante
Dureranno quasi per sempre. O pastori, seminate e seminate pure voi come l’uso dell’umano. Voi non vedete la campagna come sta dormigliosa e muta, dialetto che ricordano il marito, descrivendolo come un ubriacone poco di buono.
Le nevi alle montagne se ne sono già venute, all’inverno giovanotti perderete
Il cordovaglio, questo per me, (mostrando un fiore) questo per gli uccelli
(Mostrando un ramoscello d’olivo) e questo per le signorine più belle.
(Mostrando una pannocchia di granone).

*** DICEMBRE ***

Io sono Dicembre coi giorni corti, la scolatura di tutti i mesi, me ne giro dietro a questa botte e tengo grano per altri sei mesi. Tengo una pignatta di buon frutto e di buon peso, questo è l’osso del porco che mi ho ucciso (mostrando un osso di maiale).
Tengo una botte di vino verdesco, buona moglie a letto fresco. Musica! (Finisce dando un morso alla salsiccia)” (l’organetto suona la tarantella ed a coppia si incomincia a ballare)

LE QUATTRO STAGIONI

*** PRIMAVERA ***

Sul fiore di ogni dove son gioia che sorride, ma se d’improvviso piove, piange e l’amor si uccide, ma se marzolino occhieggia, se col suo omaggio ormeggia alla mia diletta aprile, canta alla luna e alle stelle, la mia canzone più bella. Adesso non sono più una bambina, ho sedici anni, sono già un’asina vecchia, non porto più il pannicello, ma qui voglio trovarmi un maritiello che mi deve i servizielli.

*** ESTATE ***

Una volta andavamo a mietere alla marina. Ora vanno al mare, si fanno i bagni, si spogliano e non si vergognano. Figli miei è cambiato il mondo,
Le persone stanno bene e si lamentano! ma che tempo è questo! dove vogliamo arrivare con questo passo? Ah! se fossi come voi, senza di questo ubriacone fottuto me ne verrei appresso a voi dalla mattina alla sera. Mah! i tempi sono vostri, mangiate, bevete e pensate ai fatti vostri.

*** AUTUNNO ***

C’era il sole quando entrammo in cantina, assaggiammo il mosto e ci bevemmo il vino. Era nuvoloso quando andammo a prendere il formaggio coi vermi, la gente se n’era entrata in casa come d’inverno. Tuonava e non ci accorgemmo che pioveva. Eravamo tutti ubriachi e un po’ ci vergognavamo; quando zitti, zitti a casa ci ritirammo. Avevamo riso e mangiato. Noi siamo brava gente, quando mangiamo e non facciamo niente.

*** INVERNO ***

Sono l’inverno vecchio e bianco, sono di tutti il più stanco.
Quando è notte più brutto è il burrone. Sento il vento e la luna è lucente,
Mi tremano le gambe e mi metto paura, se abbaia un cane nell’ oscuro. Ma se i miei compagni sono insieme a me, un fiasco di vino, un pezzo di salsiccia, sparo una beccaccia, ammazzo i tordi, guardo le belle ragazze. E vivo di ricordi


Carnevale Rurale Ciriglianese – I Mesi dell’Anno e le 4 Stagioni e la Processione Funeraria del Carnevale Morto.
Data Ultimi 3 giorni di carnevale dalle ore 15,30 in poi.

Si snoda per le vie del paese con la processione funeraria del Carnevale morto, i Pianti di “Quaremma” (moglie di carnevale), le Recite dei Mesi dell’Anno e delle 4 Stagioni. In serata Cavatelli al Pezzente della Montagna Materana innaffiata da buon Vino – Partecipazione agli 8 Carnevali Antropologici in Rete con eventuali Gemellaggi con altri Carnevali d’Italia.

Periodo di svolgimento della manifestazione

Ultimi tre giorni di carnevale

Organizzatore

PRO LOCO CIRIGLIANO PIAZZA MUNICIPIO 11 75010 CIRIGLIANO (MT)

+39 360 438069
prolococirigliano@tiscali.it
www.prolococirigliano.it

Contatta l’organizzatore

Cirigliano


La storia

Cirigliano si estende su un’altura a circa 656m. s.l.m.. Il toponimo secondo il Racioppi potrebbe derivare da “ Cearellius”, cioè “ proprietà di Cerellio” in quanto il centro abitato fu edificato nei terreni di un certo Cerellio, legionario romano. Secondo Antonio da Oppido, invece, esso deriverebbe da “ Caelianum” antica stazione di posta romana sulla via Herculia.

Il primo documento ufficiale nel quale compare Cirigliano risale al 1060 in una bolla papale, in cui si riconosce la sua appartenenza alla diocesi di Tricarico, quando quest’ultima passa dal rito greco a quello latino. Nel periodo normanno il feudo apparteneva alla contea di Montescaglioso e signore di Cirigliano era un certo Asmindo, milite del principato di Taranto. Nel 1167 apparteneva ad un certo Pagano, tenente di Cirigliano, il cui feudo era tenuto a fornire tre militi e quattro inservienti.

Successivamente sotto gli angioini, signori di Cirigliano furono Filippo Echinard e Giovanni Pipino. In seguito re Ladislao donò il feudo a Giacovello Moccia. Dal 1487, quando re Ferdinando d’Aragona lo vendette a Pascacio Diaz Garlon conte di Alife, il feudo di Cirigliano passò nelle mani di molti feudatari quasi sempre per vendita, infatti dopo essere stato acquistato da Ettore Marra fu ceduto a Gianvincenzo Sanfelice, pervenne a Camilla Rocco e in seguito al marito Cesare Muscettola.

Dal successivo acquirente, Francesco, nipote di Muscettola, passò nelle mani della figlia Cassandra che lo rivendette a Giovanni Battista Coppola. Nel 1593 il feudo fu acquistato dai Villani, che lo rivendettero a Francesco Formica. Dalla Relazione Gaudioso del 1736 si sa che Cirigliano era una cittadina dall’aria salubre, edificata tra due valloni, la cui popolazione, essenzialmente dedita al lavoro agricolo, produceva olio di ottima qualità grano, vino e lino.


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