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Carnevali Lucani

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Carnevale di Aliano

Ogni anno, il giorno del Martedì Grasso, singolari figure si aggirano per le stradine di Aliano, sono le Maschere “cornute” che animano il Carnevale. “Venivano a grandi salti, e urlavano come animali inferociti, esaltandosi delle loro stesse grida. Erano le maschere contadine”. Carlo Levi ricorda anche nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli” la “Fras”, una commedia improvvisata, in forma dialettale su fatti e personaggi della realtà locale, di cui sono protagoniste le stravaganti maschere cornute. Esse rievocano creature demoniache e goffe, il cui carattere minaccioso è mitigato dai coloratissimi cappelloni che ne decorano il capo.

Le maschere e la loro composizione

Le maschere cornute costruite con le sapienti mani degli artigiani, i coloratissimi cappelli che cercano di smorzare le maschere che a volte appaiono minacciose sfilano per le strade del paese accompagnate dalla musica delle fisarmoniche e della cupa cupa. Esse rievocano creature demonia- che e goffe il cui carattere minac- cioso è mitigato dai coloratissimi “cappelloni” che decorano il capo dei figuranti. Forgiate da argilla e cartapesta con il sapiente lavoro degli arti- giani del posto, le maschere sono dipinte e dalla parte frontale spun- tano corna assai pronunciate ed enormi nasi pendenti. In cima ai cappelloni è ricavato un foro de- corato con una penna gallo men- tre, tutt’intorno, filamenti in carta colorata scendono a mo’ di riccioli.


Periodo di svolgimento della manifestazione

Il Carnevale si articola in due giorni, la Domenica e il Martedì Grasso.

Organizzatore

PASQUALE CUDEMO
+39 3385843739
officina.cudemo@yahoo.it

Contatta l’organizzatore

Aliano


Aliano è il paese dei Calanchi e del confino di Carlo Levi, immerso in un paesaggio suggestivo e lunare, anche per questo rientra tra “I borghi autentici d’Italia”.

“Spalancai una porta-finestra, mi affacciai a un balcone, dalla pericolante ringhiera settecentesca di ferro e, venendo dall’ombra dell’interno, rimasi quasi accecato dall’improvviso biancore abbagliante. Sotto di me c’era il burrone; davanti, senza che nulla si frapponesse allo sguardo, l’infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana, ondulanti nel sole a perdita d’occhio, fin dove, lontanissime, parevano sciogliersi nel cielo bianco”.

Così, ormai ottant’anni fa, si presentò Aliano agli occhi di Carlo Levi, e così appare oggi il paese arroccato su uno sperone argilloso, in cui ancora vive il ricordo del pittore e medico torinese, che qui visse parte del suo confino conquistando la fiducia e l’affetto dei “paesani”, fino a scegliere di essere seppellito nel cimitero del piccolo borgo. Qui ancora è in piedi la casa in cui Carlo Levi trascorse il suo esilio e che, insieme alla Pinacoteca, al Museo della civiltà contadine e al presepe artistico del maestro Francesco Artese, rientra nel Parco Letterario che ha preso il suo nome. E qui Carlo Levi ha tratto ispirazione per il suo capolavoro “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Di particolare suggestioni sono i vicoli, le piazzette, le abitazioni che caratterizzano Aliano, come la cosiddetta Casa del Malocchio, con sembianze dal volto umano, secondo la credenza popolare con la funzione di mantenere lontani gli influssi negativi.


Le maschere cornute

La storia

Il passato di Aliano è legato ad un suo illustre “ospite”, il medico e pittore torinese Carlo Levi. Importante centro di scambi tra le civiltà greca, etrusca ed enotria, come risulta dalla scoperta di una necropoli (VII-VI sec. a.C.), i cui reperti oggi sono custoditi nel Museo della Siritide di Policoro, Aliano probabilmente esisteva già ai tempi di Pirro (280 a.C), ma le prime fonti che ne parlano ufficialmente risalgono al 1060.

Nell’VIII secolo monaci basilicali si sono rifugiati tra le diverse grotte scavate nelle rocce sedimentarie di fosso San Lorenzo, già abitate in età preistorica, mentre in epoca medioevale Aliano è stato feudo delle famiglie Sanseverino, i Carafa ed i Colonna. La storia più recente di Aliano, però è legata a Carlo Levi. Dopo una prima tappa a Grassano, questi trascorre in questo splendido borgo parte del suo esilio in Basilicata, cui viene condannato negli anni 1935-36, a causa della sua attività antifascista. Ed è qui, dopo aver conosciuti la gente, le condizioni precarie in cui vivevano, i loro tenore di vita, che l’artista piemontese ambienta il libro Cristo si è fermato ad Eboli (1945).

Nel paese sono ancora intatti tutti i luoghi descritti nel romanzo e nei vicoli sono impresse alcune frasi simbolo del libro, di quegli anni, di quel legame indissolubile con la popolazione di Gagliano, come Levi chiama il paese, imitando la pronuncia del dialetto locale, è ancora palpabile l’intensità. Questa sensazione è viva più che mai se si raggiunge il cimitero di Aliano dove Levi chiese di essere sepolto alla sua morte. E così è stato!

Patrimonio Culturale

Ogni angolo in questo grazioso borgo racconta di Carlo Levi e del suo esilio qui, negli anni 1935-36, a causa della sua attività antifascista. Ma ad Aliano altri luoghi parlano al visitatore che, curioso, vuole scoprire e ricordare. A partire dal Parco Letterario che porta proprio il nome del pittore e medico torinese.

Per il visitatore che, curioso, vuole scoprire e ricordare i cosiddetti “luoghi leviani”, raggiungere il grazioso borgo di Aliano consente di intraprendere un suggestivo itinerario, dalla Casa di Confino alla Pinacoteca, per poi puntare al Museo della civiltà contadina e al presepe artistico del maestro Francesco Artese.

Ispirato dal libro “Cristo si è fermato ad Eboli”, scritto da Carlo Levi per raccontare la drammatica esperienza del confino vissuta in Basilicata, tra Grassano e Aliano, il Parco Letterario, allestito all’interno del borgo circondato dallo straordinario scenario dei calanchi, propone al visitatore un percorso che rimanda alla permanenza del poeta e pittore piemontese in terra lucana.

Cucina contadina di Aliano

Enogastronomia

Evocativa, ad Aliano, è anche la cucina, contadina, che esprime antiche tradizioni mai tramontate grazie a ricette secolari. Nei piatti alianesi non manca mai come condimento l’olio di oliva, prodotto in molti paesi del materano, dal sapore un po’ fruttato e dal colore giallo oro, con riflessi verdi. Ottimo anche il vino da sorseggiare gustando gli insaccati di produzione locale.

Tra le tipicità si distinguono i “Frizzuu” che, secondo la tradizione contadina, si prepara con un filo di giunco attorno al quale si avvolge la pasta, che poi viene sfilata. Questa tipica pasta fatta a mano di condisce con formaggio pecorino, rafano, ragù di cotica e carne di maiale. Pare piacessero molto anche a Carlo Levi gli “Gliummrell”, interiora di agnello e capretto arrotolati con il budello e cotti alla brace.

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